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Wolf Apennine Center (WAC)

Ufficio conservazione della natura e delle risorse agro-zootecniche del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano

La rinnovata presenza del lupo solleva rilevanti problemi gestionali, principalmente connessi alla predazione sul bestiame domestico e alla percezione di pericolosità della specie. Nel grande pubblico, infatti, c'è una percezione del lupo spesso calibrata su conoscenze popolari non "educate", inoltre spesso l'argomento viene sfruttato, soprattutto su scala locale, per veicolare malumori o "scaricare" responsabilità degli ovvi risultati di una gestione del territorio non adeguata. D'altra parte, da un punto di vista tecnico, scarseggiano le conoscenze accurate sotto un profilo biologico, sia perché i progetti di ricerca che sono stati condotti su scala locale non hanno avuto uniformità e continuità temporale, sia perché lo stato di distribuzione ed abbondanza della specie è in continuo evolversi. L'acuirsi del conflitto sociale, l'analisi delle dinamiche locali e il richiamo da parte di alcuni gruppi di interesse e istituzioni, oltre alla consapevolezza della necessità e dell'opportunità derivate da una adeguata gestione delle problematiche inerenti la presenza del lupo su scala locale, hanno portato i componenti del Servizio conservazione della natura e delle risorse agro-zootecniche del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano sviluppare la proposta di istituire presso il Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano un centro permanente di riferimento per la gestione del Lupo su scala interregionale denominato Wolf Apennine Center (di seguito denominato WAC).
A livello locale, le competenze in materia di conservazione e gestione del lupo sono intatti estremamente frammentate tra enti ed amministrazioni diverse, e ciò determina in molti casi una generale incoerenza delle strategie di intervento. Mentre le leggi di protezione hanno valenza nazionale, la gestione è fondamentalmente affidata ai parchi nazionali (L. 394/91), alle regioni ed alle province (L. 157/92 and L. 142/90), che raramente coordinano i propri interventi, con il risultato di una notevole diversità di azione tra aree diverse nell'applicazione sia delle leggi di protezione, sia delle norme relative al risarcimento dei danni. Inoltre spesso, molti uffici afferenti a queste amministrazioni che dovrebbero occuparsi della gestione delle problematiche inerenti la presenza del lupo sono dotati di personale non esperto e/o non adeguatamente formato per affrontare tali situazioni.
L'istituzione del WAC, centro permanente di riferimento istituzionale per la gestione del Lupo su scala interregionale (Appennino settentrionale), si propone di rispondere e riparare a questa frammentazione. La necessità di attivare il WAC risponde pertanto ad una oggettiva necessità rilevata a livello locale da parte delle istituzioni interessate dalla ricolonizzazione del proprio territorio da parte della specie. In virtù dell'esperienza sviluppata nel corso dei precedenti progetti, il Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano ed il suo personale afferente all'Ufficio conservazione della natura e al Progetto Life ExTRA rappresentano figure di riferimento nella gestione dei problemi relativi alla convivenza con il lupo, non solo all'interno dell'area di pertinenza del Parco, ma anche ben al di là dei suoi confini amministrativi. Le province di Reggio Emilia, Massa Carrara e Modena nonché i Servizi Veterinari delle medesime province e di Lucca e Parma, trovandosi quotidianamente a fronteggiare le problematiche conseguenti alla rinnovata presenza della specie in buona parte del loro territorio e percependo la mancanza di una competenza specifica sull'argomento, fanno già riferimento al Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano per ottenere indicazioni gestionali e supporto tecnico. Gran parte di queste amministrazioni e Servizi hanno infatti, in questi ultimi anni, sottoscritto specifiche convenzioni con il Parco nazionale che definiscono modalità operative di reciproca collaborazione sul fronte lupo.
Grazie alla formalizzazione del WAC del Parco nazionale sarà possibile rafforzare e conseguentemente pubblicizzare a più livelli tecnici e decisionali questi rapporti di collaborazione e quindi dare vita ad un ufficio, riconosciuto ad una scala geografica adeguata, espressamente preposto alla risoluzione delle problematiche legate alla presenza del lupo a cui tutti gli enti locali potranno fare facilmente riferimento per ottenere risposte immediate.
Non si tratta di dare attuazione ad una sovra-struttura, ma semplicemente di dare forma al rapporto di collaborazione già in essere.
In definitiva, il WAC consta in un ufficio di riferimento, specificatamente attrezzato e dotato di personale specializzato nel settore della conservazione del lupo, all'interno della struttura tecnico/amministrativa del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano con funzioni decisionali, operative, consultive e propositive per la definizione e l'applicazione delle strategie e delle azioni di conservazione del lupo nel territorio di riferimento e, soprattutto, da questo verso l'esterno ossia verso altri soggetti istituzionalmente competenti (aree protette, riserve, province, comuni, regioni).

FiFigura. Il complesso sistema territoriale formato dal Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, dagli ex parchi regionali del Frignano e dei Cento Laghi, dalle Riserve dello Stato gestite dall'UTB di Lucca, e dalle porzioni più meridionali del territorio delle province di Reggio Emilia e Modena e più settentrionale della Provincia di Massa Carrara, risulta occupato stabilmente e senza soluzione di continuità da almeno dieci/undici unità familiari di lupo e costituisce l'ambito di azione potenziale del Wolf Appennine Center (WAC). Gli enti sopra menzionati, infatti, attualmente collaborano in modi e forme diverse con il PNATE ed hanno aderito alla candidatura di un progetto unitario presentato alla Comunità Europea.

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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive.
Si concentra qui gran parte della biodiversità italiana favorita dalla contiguità della zone climatiche europea e mediterranea.
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