GLobal Observation Research Initiative in Alpine Environments

L'obiettivo di GLORIA è istituire e mantenere nel tempo una rete globale di osservazione negli ambienti alpini. I dati sulla vegetazione e la temperatura raccolti presso i siti GLORIA saranno usati per capire le tendenze della diversità delle specie e della temperatura. I dati verranno usati per valutare e prevedere la perdita di biodiversità e altre minacce che incombono su questi fragili ecosistemi alpini soggetti a sempre maggiori pressioni causate dai cambiamenti climatici.

Obiettivi

A) Documentare le trasformazioni delle condizioni della biodiversità e della vegetazione causate dai cambiamenti climatici negli ecosistemi di alta montagna.

GLORIA si pone l'obiettivo di raccogliere dati di riferimento e di monitoraggio di qualità usando:

una rete di monitoraggio terrestre multisito e a lungo termine, presente a livello globale, e una rete di sofisticati siti di ricerca a lungo termine, i Siti Master di GLORIA

Per quanto riguarda il primo punto - il metodo - l'approccio di GLORIA che si basa su più aree sommitali è stato testato in modo approfondito ed è stato ampiamente applicato in tutta Europa.
Per quanto riguarda il secondo punto, la rete si impegnerà nella creazione di alcuni siti in ogni continente. Questi forniranno dati dettagliati su fondamentali variabili climatiche e biotiche che non vengono registrate nella rete multisito.
Presso i Siti Master viene pianificato lo sviluppo di completi metodi di monitoraggio e l'uso di approcci sperimentali, utilizzando le esistenti infrastrutture di ricerca.

B) Valutare gli impatti della perdita di biodiversità e habitat derivanti dai cambiamenti climatici e i relativi effetti sul funzionamento dell'ecosistema. Previsioni attendibili di cambiamenti temporali e spaziali nella distribuzione della biodiversità e degli habitat richiedono dati di alta qualità raccolti sul campo.

Le serie iniziale di dati standardizzati (come quelle di GLORIA-Europe) saranno usate come base di riferimento per occuparsi di confronti su larga scala e dei modelli dei potenziali effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità alpina. I dati ottenuti dalle continue osservazioni future forniranno un riferimento migliore per proiezioni modello della perdita di biodiversità e impatti critici sul funzionamento degli ecosistemi.

C) Contribuire agli sforzi internazionali per attenuare la perdita di biodiversità e di habitat. Questo punto riguarda l'inclusione di GLORIA nell'ambito più ampio degli sforzi internazionali per la ricerca sui cambiamenti climatici, tramite la collaborazione con relativi programmi e iniziative, la promozione della divulgazione dell'informazione tra potenziali utenti non esperti e di una maggiore presa di coscienza da parte del pubblico.

In data 20 aprile 2012 è apparso sulla prestigiosa rivista "Science" un ulteriore contributo scientifico realizzato nell'ambito dell'ormai decennale progetto GLORIA (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments), coordinato dall'Accademia Austriaca di Scienze e dall'Università di Vienna. L'articolo fa seguito a un precedente contributo apparso nel gennaio 2012 sulla rivista "Nature Climate Change". Ambedue gli articoli trattano, da diversi punti di vista, il tema della forte pressione che l'accelerazione del cambiamento climatico sta esercitando sulla flora delle montagne europee, che notoriamente costituiscono un'importante riserva di biodiversità vegetale.
L'articolo apparso su "Science" è basato sul campionamento di 66 vette distribuite in tutti i principali sistemi montuosi europei dall'Europa settentrionale fino al Mediterraneo. Lo studio è stato svolto da un team internazionale di ricercatori provenienti dalla maggior parte dei paesi europei. Del gruppo di lavoro fanno parte anche alcuni ricercatori italiani; tra questi il Prof. Marcello Tomaselli, attuale Direttore del Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell'Università di Parma, che si è valso della collaborazione del Dr. Alessandro Petraglia, ricercatore presso questo Ateneo, e dei dottori di ricerca in Biologia vegetale Matteo Gualmini, Anna Antoniotti e Michele Carbognani.
Lo studio ha confermato che in tutti i sistemi montuosi europei le specie vegetali stanno "migrando" verso altitudini più elevate. Questa migrazione ha prodotto risultati diversi a seconda della collocazione geografica del sistema montuoso in oggetto. Sulle vette delle montagne dell'Europa settentrionale e centrale (comprendenti anche le Alpi e l'Appennino tosco-emiliano) è stata riscontrata una generale tendenza all'incremento del numero di specie ed alla conservazione delle specie endemiche (cioè con distribuzione limitata ad un solo sistema montuoso).
Al contrario, sulle vette delle montagne del bacino mediterraneo (comprendenti tra l'altro l'Appennino centrale) il numero delle specie è rimasto costante o è declinato, in conseguenza del fatto che l'arrivo di nuove specie dal basso ha appena compensato o non è riuscito a compensare le perdite determinate dal cambiamento climatico. La perdita di specie ha interessato in misura rilevante le specie endemiche, di cui le montagne mediterranee sono particolarmente ricche, in quanto esse sono state solo marginalmente interessate dagli effetti distruttivi delle glaciazioni pleistoceniche. Le vette delle montagne mediterranee rappresentano delle "isole fredde" in un contesto territoriale caratterizzato da un clima decisamente più mite con una stagione estiva decisamente arida. La tendenza all'aumento della temperatura ed alla riduzione delle precipitazioni sulle montagne mediterranee ha danneggiato soprattutto le specie delle isole fredde delle vette, non adattate a sopportare temperature più elevate ed una più marcata aridità estiva, a differenza delle loro principali competitrici, ovvero le specie migrate dal basso. Poiché le attuali prospezioni per il bacino del Mediterraneo lasciano intravedere un ulteriore progressivo riscaldamento e inaridimento climatico, il tasso di estinzione delle specie endemiche delle alte montagne mediterranee è inesorabilmente destinato a crescere.
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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive.
Si concentra qui gran parte della biodiversità italiana favorita dalla contiguità della zone climatiche europea e mediterranea.
Oggi sempre di più sono turisti ed escursionisti, con gli scarponi, con i bastoni, con le ciaspole o i ramponi, con gli sci e con le biciclette. Ognuno può scegliere il modo di esplorare questo mondo, da sempre abitato e vissuto a stretto contatto con la natura e le stagioni che dettano ogni giorno un'agenda diversa.

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