Corriere della Sera: "Le carte buone dell'Appennino"

L'Atlante dell’Appennino lungo 1300 km: una fotografia sorprendente

( Sassalbo, 23 Ottobre 18 )

Il Corriere della Sera ha dedicato un ampio servizio al libro 'ATLANTE DELL'APPENNINO', realizzato dalla Fondazione Symbola con il sostegno del Ministero dell'Ambiente e promosso dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e dal Parco delle Foreste Casentinesi.

La pubblicazione propone, per la prima volta, una lettura articolata per temi e territori, ma anche unitaria d'insieme dell'Appennino che ne fa emergere l'importanza, la rilevanza e la centralità nella geografia fisica, storica, economica e culturale dell'Italia. Dell'Appennino in effetti l'Atlante racconta tutte le sfaccettature: le fragilità che ne hanno costellato la storia e ne accompagnano il presente (come i terremoti), ma anche le straordinarie potenzialità di importante sistema montuoso del Mediterraneo,crocevia di tante fasi cruciali della civilizzazione italiana ed europea.

Apre il volume la premessa scritta dal presidente del Parco Nazionale, Fausto Giovanelli, che riportiamo integralmente

Non sono bastati i terremoti. Forse non basterà un libro e neppure un atlante. 
Ma non si può rinunciare.
La resilienza dell'Appennino dovrà sconfiggere la sconfitta, a cui la modernità del 900 pareva averlo condannato. Dovrà imporsi … "vincerla!".
Vincerla, nell'Italia che cerca un'identità e una prospettiva tra l'Europa e il Mediterraneo. E non la troverà, se non guardando anche dentro se stessa, nel cuore geo-fisico della penisola, nei suoi giacimenti di civiltà. 
E vincerla prima di tutto in casa, tra la gente d'Appennino, nei suoi 2157 comuni, frantumati come altrettante costellazioni – ognuna così orgogliosa e chiusa da ignorare talvolta le galassie e l'universo cui appartengono. 
Ecco perché l'Atlante.
Forse mai come in questo Atlante, l'Appennino italiano è stato fotografato, messo a fuoco, in un'immagine unitaria e in mille scatti  presi da angolazioni diverse. 
Ne avevamo bisogno per primi tutti noi che operiamo nell'Appennino e ne siamo innamorati, per capire meglio e condividere con altri.
Portare tutto questo nella consapevolezza dell'Italia, non è curare una sofferenza. E' scoperta e messa in moto di spazi e risorse antiche, oggi da reinterpretare nei modi del nostro tempo, il tempo del web, della globalizzazione, dell'immigrazione e dell'incertezza.
Per essere all'altezza di queste sfide, il nostro paese dovrà farà leva sul suo ambiente straordinario e riconoscere davvero il grande patrimonio di terre collinari e montane che rappresentano l'intreccio unico al mondo, tra la storia umana e la storia naturale dell'Italia.
E' l'intreccio per cui la nostra Costituzione, per prima in Europa e nel mondo ha consacrato nei suoi principi fondamentali la relazione tra cultura e paesaggio. E' il fattore generativo di tanti Made in Italy.
Investire su tutto questo non è un costo di riparazione. È un investimento sul capitale fisso dell'Italia, su una grande frontiera interna di economia innovativa.
Eppure l'Appennino, protagonista di tanta parte di storia, letteratura e arti italiane, è per anni scomparso, anche come parola, dalle prime pagine e dai titoli dei telegiornali, se non nelle tristi occasioni dei terremoti. Le scosse sismiche, che hanno provocato enormi sofferenze, hanno catturato l'attenzione generale sì, ma solo a intermittenza! ……e purtroppo focalizzandola solo sui bisogni più immediati: l'edificato piuttosto che le attività, le case piuttosto che l'abitare, all'alloggio piuttosto che il vivere.
È rimasta sullo sfondo la crisi preesistente dei territori, dentro e fuori i crateri dei terremoti che hanno colpito negli ultimi anni l'Appennino centrale.
Misurarsi con essa richiede visione e approccio di lungo periodo, oltre l'emergenza. Richiede di coniugare conservazione e competitività, patrimonio storico e tecnologie avanzate, qualità ambientale e intraprendenza creativa. Richiede di potenziare e motivare il capitale umano, di sostenere i progetti di prospettiva e giovani.
Siamo al tramonto della fase della destrutturazione e dell'abbandono conseguenti al boom industriale e urbano del dopo-guerra. Proprio ora c'è la possibilità di un nuovo equilibrio, trainato da ambiente e sostenibilità, valori forti e presenti nell'habitat e nei modi di vita dell'Appennino.
Sono stati i parchi, in Italia, i soggetti a perseguire per primi questa prospettiva. Riscoprire e proteggere insieme natura, cultura, storia e paesaggio ha restituito una funzione e un appeal perduto a tante terre alte. "Riconquistare l'eredità dei padri per possederla davvero" aveva scritto Wolfang Goethe. In qualche misura i parchi lo hanno fatto.
La missione di "conservazione" si è allargata, è diventata missione culturale e sociale, attiva e generativa, ben oltre le aree protette.
Così è stato con le prime azioni di sistema, come Appennino Parco d'Europa; o nella scelta di promuovere relazioni o con la scelta di mettere in valore la prossimità e le opportunità di scambio con le vicine aree urbane e il mare, come è avvenuto con il progetto di "Parchi di Mare e d'Appennino", promosso dai Parchi nazionali dell'Appennino Tosco Emiliano e delle Cinque Terre insieme al Parco Regionale delle Alpi Apuane.
Ovviamente non potevano bastare i parchi e ancora non è rovesciato il paradigma di fondo, quello che ha relegato per decenni l'Appennino a terra d'emigrazione e d'abbandono. 
Ma i trend negativi sono in frenata.
Accanto all' emigrazione, c'è un'immigrazione di persone attive e famiglie giovani. Vengono da altri paesi, ma anche dall'Italia. E' da guardare con più attenzione: sono le prime righe di una nuova storia.
Nella cultura diffusa ci sono segni che un'inversione di tendenza è possibile.
Sono un fatto il rilancio del nome Appennino e i nomi restituiti a tanti luoghi che l'avevano perduto. La bellezza oggi è identificata in tanti paesaggi rurali e non solo in luoghi famosi e città d'arte. C'è un feeling naturale del vivere in Appennino con stili di vita più sostenibili e umani. C'è una rinnovata capacità attrattiva, che si può leggere nelle storie personali dei "ritornanti", nei racconti delle emozioni di montanari per scelta, di immigrati, di giovani che sul legame col territorio hanno fatto scommesse di lavoro e di vita. Nuovi segnali arrivano anche sul piano dell'economia e del lavoro. L'impresa,che soffre le barriere fisiche, può oggi avvalersi di un miglior contesto ambientale come vantaggio competitivo; la connessione attraverso il web può ridurre le distanze. Le specializzazioni e la qualità di tante produzioni agroalimentari stanno recuperando nicchie di mercato e spazi abbandonati. Turismi esperienziali possono fare di ogni vallata o stagione un prodotto turistico originale; la socialità, in affanno per l'invecchiamento, può essere ricostruita attraverso l'intraprendenza di intere comunità.
Dieci anni, ogni giorno "sul pezzo", alla costruzione di un nuovo Parco Nazionale sul crinale tosco – emiliano, sono stati una verifica della fattibilità di esperienze positive.
Uomo, Biosfera, Educazione, Scienza e Cultura: l'acronimo MaB, programma dell'Unesco per lo sviluppo sostenibile racchiude in sè le parole chiave di questa prospettiva che parla di futuro.
Nome in Codice Appennino, Convivenza, Neve Natura, Autunno d'Appennino, Mondiale Funghi, Appennino Gastronomico, Parco nel mondo, Cittadinanza Affettiva, Parco Appennino Turismo, Atelier delle Acque e delle Energie, Parchi di Mare e d'Appennino, Religione ed Ecologia, sono solo i titoli di alcune esperienze condotte sul campo.
Più di tutto si è investito sulla formazione dei giovani, le scuole e il senso di appartenenza al territorio. Si sono sperimentate connessioni inedite tra saperi di tradizione e nuove professioni, tra l'emigrazione storica e il moderno "partire e tornare"; si sono esplorate opportunità a proposito dei conflitti uomo-ambiente, delle stagioni e delle risorse naturali locali, del patrimonio di agro biodiversità e dei beni comuni.
La vicinanza tra spiritualità e natura, presente da secoli in Appennino e ripresa dall'enciclica Laudato sì, fa oggi riscoprire eremi e cammini storico-religiosi.
C'è tutto questo. Ma ancor di più forse potrebbero dire i nomi e storie di tante persone: di Barbara o Dario o di altri cento che "ci hanno creduto". Sarebbe bello e illuminante poterne narrare senso e valori, azioni e fatica, conflitti e conquiste.
Tante storie di successo in Appennino sono storie di persone e comunità capaci e intraprendenti, che hanno visto bene le difficoltà del viverci; ma partire da quelle hanno scelto, cercato, creato, intrapreso nuove strade, accettando di competere in Italia e nel mondo.
Le cooperative di comunità, per esempio nate nei borghi più alti e in abbandonati, hanno fatto scuola vicino e lontano.
Base delle esperienze più riuscite sono state la collaborazione pubblico privato (a partire dai centri visita del Parco), l'avere sposato l'intraprendenza piuttosto che l'assistenzialismo, l'apertura alle reti piuttosto che il localismo esasperato, l'internazionalizzazione come modo per interpretare e mettere in valore il genius loci.
Il riconoscimento Unesco di Riserva mondiale Uomo e Biosfera è stato punto di arrivo e di partenza; il sigillo alla costruzione di una rete di collaborazioni larghissima, estesa giorno dopo giorno, a un territorio dieci volte più grande del Parco Tosco-Emiliano; l'impegno sottoscritto, permanente e condiviso sulla vera centralità della sfida dell'Appennino, che sta nel capitale umano, nelle capacitazioni, nelle motivazioni, nel dinamismo delle persone, prima di tutto nei giovani che si possono educare e impegnare a una responsabilità. 
Da anni e da molte parti si chiede cosa possa fare l'Italia per le aree interne, per la montagna, per l'Appennino. Non sono arrivate risposte convincenti e non è solo questione di risorse. 
Forse è ora di rovesciare la domanda e chiedersi cosa può fare l'Appennino per l'Italia. 
Così sarà più facile trovare risposte anche per l'Appennino, aprendo la strada a un pensare positivo.
C'è n'è un enorme bisogno, per andare incontro e non contro, per anticipare e non inseguire il mondo che cambia.
E' una contemporaneità difficile per tutta l'Europa. Difficile per la coesione, difficile per la fiducia nel futuro, difficile per il lavoro nel presente.
La difficoltà può spingere a chiedere aiuto o a separarsi, a chiudersi per esorcizzarla. Apprendere, aprirsi, agire e collaborare può dare chiavi migliori per affrontarla. Vale per le persone, vale per le comunità e i territori. Vale sicuramente per l'Italia e per l'Appennino.

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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive.
Si concentra qui gran parte della biodiversità italiana favorita dalla contiguità della zone climatiche europea e mediterranea.
Oggi sempre di più sono turisti ed escursionisti, con gli scarponi, con i bastoni, con le ciaspole o i ramponi, con gli sci e con le biciclette. Ognuno può scegliere il modo di esplorare questo mondo, da sempre abitato e vissuto a stretto contatto con la natura e le stagioni che dettano ogni giorno un'agenda diversa.

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