Dì la tua!

Attraverso questa sezione vogliamo raccogliere il pensiero dei residenti, degli agricoltori degli imprenditori, dei turisti e di tutti coloro che, a proprio modo, vivono l’Appennino Tosco Emiliano. Partecipa anche tu, esprimi il tuo punto di vista rispondendo alla domanda nello spazio riservato ai commenti in fondo alla pagina:

Quale è il simbolo del rapporto uomo-natura nell’Appennino Tosco Emiliano?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

40 pensieri su “Dì la tua!

  1. I pastori indubbiamente sono Mab Unesco, in particolare quelli del crinale Parmense, coloro che attraverso pratiche tramandate da centinaia di anni ancora allevano la Pecora Cornigliese, oggi in via di estinzione proprio come gli abitanti del
    nostro Appennino.
    Esiste in particolare un ultimo pastore trasumante:: ebbene secondo me è lui stesso Mab Unesco, un valore, un patrimonio per tutti

  2. Saluto con interesse questa vostra. Il rapporto uomo-natura mi sovviene da un incontro a Vallisnera, dove un anziano, senza preoccuparsi del mio interesse, ha iniziato a raccontarmi com’era il sentiero che porta alla cascata dietro casa sua. A come lo tenevano in sesto generazioni che si tramandavano la sapienza e i vecchi insegnavano ai giovani. Poi sono arrivati i tempi moderni e la montagna, col sentiero per la cascata, ha visto emigrare gli uomini e i giovani vivere lontano da lì, pian piano le frane si sono susseguite, dovute a diverse preoccupazioni, a un mancato rapporto. L’amore per il proprio paese, però è riemerso e sono tornati per cercare di sistemare le frane. La sapienza non era più in uso: c’è voluto tanto tempo e volontà per recuperarla. “E meno male che sono arrivati dei ragazzi volenterosi.” Ha concluso il vecchio, chiudendo il garage con la sua apecar, invitandoci a proseguire sul nuovo sentiero. Amiamo la nostra montagna, grazie ai nostri padri. con un mondo così cambiato abbiamo bisogno di tutti per crescere nella reciproca cura e qualcosa ci guadagnano tutti. Grazie

  3. Nota sul riconoscimento MaB Unesco dell’Appennino
    Il riconoscimento è un’ ottima notizia, a coronamento di una prima fase di un lavoro fatto bene, ma che in realtà è un lavoro che inizia solo adesso . MaB nella nostra area è forse la consacrazione del passaggio da una valorizzazione ambientale sospinta dall’alto, con leggi, regolamenti, norme cogenti, ad una politica territoriale condivisa. Infatti MaB funziona solo dal basso, con accordi tra il governo locale, le scuole ed università, il mondo dell’impresa, il volontariato, i cittadini. Non aggiunge vincoli ma deve promuovere azioni e risolvere contraddizioni. Un ambizioso traguardo raggiunto, non solo però una stellina in più su una guida.
    L’impegno deve essere concreto e, come in ogni area “protetta” dovrebbe sempre essere, occorre uscire dalla logica degli interventi isolati, ognuno per proprio conto, e concertare tra pubblico e privato le azioni più concrete ed efficaci.
    Il nostro appennino, tutto, è un territorio fragile non solo per le frane ma soprattutto perché sul crinale si spopola ed invecchia a ritmi velocissimi.
    Nel periodo 1975/2015 l’appennino era uscito dall’indigenza, nelle nostre regioni l’industrializzazione era matura ed i servizi al cittadino entravano a pieno regime: ebbene, in questi ultimi 40 anni nei 12 comuni emiliani e toscani veramente di crinale del territorio MaB si è perso il 40,6 % della popolazione. Il decennio 2005/2015 è stato quello del boom mondiale della tecnologia, comunicazioni immateriali, internet: ebbene negli ultimi 10 anni negli stessi comuni si è perso il 12,2% di popolazione, con una media annuale superiore ai decenni precedenti. Non ho guardato i dati dell’invecchiamento, ma ce li possiamo immaginare…Basta guardarsi intorno.
    Rimaniamo indietro nell’epoca della industrializzazione ma anche in quella della tecnologia. Nonostante internet arrivi anche nei borghi più distanti dai centri.
    E’ chiaro da tempo che è perdente cercare di essere competitivi con modelli territoriali diventati forti sul loro stesso piano; credo che oggi più che mai occorra rivitalizzare in termini nuovi le nostre identità culturali e socio economiche, rimotivando forze attive nostre ed anche, le due cose sono strettamente legate, diventare maggiormente attrattivi e puntare sui nuovi stili di vita.
    Per avere un Appennino bello perché curato, perché l’appennino selvaggio non è bello, è frutto dell’abbandono; bello perché invitante, ben accessibile, perché renda l’idea a chiunque che ci crediamo, ci teniamo, ci investiamo, ci vogliamo vivere. Al visitatore renda l’idea che non vendiamo fumo, che non siamo solo un territorio in cui prendere fresco o i funghi.
    Ecco perché le azioni principali devono convergere sul paesaggio agricolo e sul bosco. Bisogna uscire dalla “monocultura” (sic) del parmigiano-reggiano perché l’omologazione nell’area DOP ci lega le mani e non ci permette di giocare al meglio le carte di un ambiente che è diverso da quello della pianura padana. Quindi accelerare anche con azioni “pilota” con quei produttori disposti a condividere un processo verso la distinzione del formaggio di montagna. Una distinzione che non può essere solo di marchio ma di garanzia qualitativa, di eccellenza nella proposta ai consumatori.
    Per il castagneto forse è il momento giusto per credere nel recupero. La malattia (cinipide) sembra poter essere efficacemente contrastata con la lotta biologica e comunque, almeno nella fascia più alta, i danni sono limitati. La castagna, oltre al marrone, pare poter avere un mercato dopo le débâcle degli ultimi anni. Un castagneto sano, accessibile e pulito e quanto di più bello può esserci per l’attrazione turistica in appennino, vale come la spiaggia per la riviera. Però bisogna aiutare chi investe, ricomponendo in primis la parcellizzazione della proprietà. Un intervento serio di recupero può costare alcune decine di migliaia di euro ad ettaro. Un investimento che se non supportato dai fondi del Programma di Sviluppo Rurale e/o altri dedicati è impensabile.
    Il paesaggio del prato-pascolo significa sino ai mille metri bovini, forse anche ripensando le tecniche di allevamento, sopra le pecore e quindi la pastorizia. Analogamente al recupero dell’uso del bosco per la legna, che può ripristinare quell’ equilibrio di biodiversità che oggi il bosco si sta mangiando, la criticità sta nei limiti strutturali a meccanizzare integramente il ciclo e quindi nella necessità di reperire la forza lavoro. Chi negli ultimi anni si è dedicato al bosco come impresa principale o integrativa (solo nel crinale reggiano a sensazione sono più di cento) stanno usufruendo largamente di operai stranieri, prevalentemente provenienti dai Balcani. Così anche per l’allevamento ovino ci sarebbe un grande vantaggio da un impiego programmato e regolare di questi lavoratori stranieri. Il parmigiano-reggiano, in pianura, non si produrrebbe senza i bovari indiani e pachistani!
    Naturalmente ci devono essere anche altri obiettivi, alcuni più scientifici, altri più rivolti alla fruizione ecc.
    Però questi a me sembrano basilari. Se questa è la filosofia che l’Unesco ha dato al MaB, una filosofia che come territorio, guidati dal Parco, ci siamo calati ottenendo un successo, dobbiamo evitare la tentazione di buttarla tutta sul marketing. Dobbiamo spingere avanti i processi con azioni concrete, sostenendo adeguatamente e correttamente i soggetti che si impegnano e condividono i percorsi. Questo, che è un programma di politica territoriale, è più difficile in tempi di profonda crisi della politica, ma credo sia anche l’unico modo, infine, perché la politica ritrovi la sua vera funzione.
    Si parla spesso di “costruire una rete”. Bene. A me piace di più pensare a quel gioco della Settimana Enigmistica in cui si uniscono i puntini con la matite. Si chiama “La pista cifrata”. Se stimoleremo la nascita di tanti punti e sapremo unirli e sostenerli con un tratto che unisce da questa pista si formerà il nostro futuro.
    Sergio Fiorini

  4. Vedo due simboli l’acqua e la castagna. La prima conduttrice di vita e di energia (anche elettrica) ha segnato con la sua presenza sia i luoghi di particolare bellezza che degli insediamenti umani. La seconda rappresenta un inserimento dell’uomo che ha portato una caratterizzazione positiva sia in termini di cibo che di ambiente naturale.
    Mi fa piacere la nascita dell’area MAB: un passo avanti verso una visione di territorio naturale anziché strettamente politico.
    Sarebbe interessante coinvolgere l’INBAR (Istituto Nazionale di Bioarchitettura)sia nell’ufficio MAB che nei forum tematici. Infatti come si evince dal sito: “ l’Istituto è finalizzato, alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente naturale ed antropico in una strategia finalizzata alla qualità, che contempla la salvaguardia della salute, una oculata gestione delle risorse.
    A tal fine accoglie e organizza i professionisti iscritti ai rispettivi albi professionali che si riconoscono nelle finalità statutarie. Le modalità di conduzione ed organizzazione dell’Istituto sono democratiche, conferiscono ampia autonomia gestionale ed economica alle strutture elettive locali (Sezioni) e si articolano secondo i principi di condivisione e partecipazione proprie di Agenda 21.
    PRINCIPALI TEMI:
    1. gestione oculata delle risorse
    2. tutela della salute
    3. progettazione e recupero edilizio ed ambientale
    4. definizione e organizzazione di nuovi e vecchi insediamenti
    5. attribuzione di qualità spaziale agli ambiti antropizzati e naturalistici”

    L’INBAR opera da anni nell’area interessata dalla nascente area MAB sia mediante le sezioni di Lucca e Massa Carrara ma anche con professionisti singoli come il sottoscritto. Potrebbero nascere scambi interessanti.

  5. il simbolo del rapporto uomo-natura? l’appennino Tosco Emiliano è sempre stato una zona di transito, di passaggio tra l’emilia e la toscana: pastori, emigranti stagionali, pellegrini, mercanti. A mio avviso ciò che può simboleggiare al meglio il rapporto uomo-natura sono i vecchi ponti medievali a schiena d’asino: opere integrate, quasi nascoste e inosservate nella natura circostante, discreti; opere in grado di creare collegamenti stabili e di incentivare gli scambi, economici, umani e culturali, nei secoli.

  6. A mio avviso il rapporto uomo-natura è rappresentato dai pastori, a dir la verità in numero sempre minore, che ancora portano al pascolo le greggi di pecore in Appennino. Ci tengo inoltre ad esprimere la mia soddisfazione per il fatto che si sia intrapreso un percorso di questo tipo, positivo ed ambizioso, che riesca a rilanciare il nostro territorio e per il fatto che il Comune di Castelnovo ne’ Monti abbia manifestato la propria intenzione di entrare a far parte del progetto Mab

  7. Secondo me i cacciatori possono rappresentarne il simbolo, perché la loro attività aiuta a mantenere l’equilibrio, impedendo che l’aumento incontrollato del numero di individui di alcune specie possa costituire un danno portando magari alla scomparsa di altre specie

  8. Il Parmigiano, almeno per il versante emiliano, perché da secoli influenza il paesaggio e la presenza della natura fino quasi alle sommità delle montagne ed è stato, ed in parte è ancora, il principale motore di sviluppo economico

  9. Per me il simbolo del rapporto uomo natura in Appennino è l’acqua.
    Quando cammino nel bosco e la sento saltare sui sassi e frusciare nei pantani, immagino la vita che scorre sotto le piante, gli animali che si accostano prudenti ai fossi, ricordo il riflesso delle nuvole uno specchio verde sul crinale.
    Il bosco e gli animali l’acqua non la sprecano. Noi la rubiamo e poi la buttiamo via.

  10. Condivido il percorso intrapreso dal Parco.
    Spero che tutto cio possa servire ad aumentare la sensibilità verso il delicato rapporto uomo territorio.
    Credo che ormai buona parte degli ”aborigeni” abbiano capito quanto il parco sia un’opportunità di crescita e sviluppo anche se ecosostenibile per il territorio.
    Considero il rapporto uomo natura in appennino simile ad una societa tra due individui con lo scopo di trarne profitto senza per questo penalizzare le due parti.
    Cosi deve essere tra uomo e natura entrambe devono trarne vantaggio.
    Per arrivare a questo credo sia necessario stimolare il graduale reinserimento di
    attività che favoriscano il ripopolamento del territorio montano recuperando borghi, pascoli e coltivi.
    l

  11. Gentilissimi,
    tutto ciò che è stato scritto lo condivido da fruitore, da abitante, da guida e da operatore turistico che si occupa di turismo responsabile. Il paesaggio stesso nel complesso è il simbolo del rapporto uomo-natura.
    MaB meraviglioso, nulla da dire sull’idea e sul prezioso percorso…quello che mi chiedo è se la consapevolezza può venire alla gente se chi deve dare l’esempio ovvero gli enti che aderiscono hanno spesso azioni schizofreniche e poco comprensibili.
    Solo per dare un esempio: può aiutare la candidatura il fatto che siano autorizzate gare di motori (in particolare un rally) in un territorio agricolo importante ( bandiera verde), attraversato da sentieristica storica, geologicamente fragile, che vanta certificazione ambientale, che l’evento isoli le strutture storiche più importanti in periodo di buon lavoro, che il percorso di trasferimento attraversi un sic della rete natura 2000 e che gli organizzatori si sentano i salvatori della patria perchè per un giorno all’anno riempiono gli alberghi mentre i veri turisti che cercavano quiete e tranquillità sono blindati in casa con tappi nelle orecchie. Il tutto incrociando le dita che non succeda nulla, visto anche il recente tragico episodio durante una gara ben meno pericolosa.
    Per l’evento in questione siamo in zona ‘transition’ ma è un esempio che cose simili avvengono ed avverranno anche in ‘buffer’ e forse anche in ‘core’ e questa faccenda legata ai motori è solo un esempio tra tanti…

    Compromessi? Eccezioni?
    So che ci devono essere e non sono una bigotta delle questioni ambientali anzi, quando c’è l’uomo di mezzo (e in MaB è l’uomo il primo protagonista) bisogna tenere presente le sue svariate attitudini .

    Quando però eccezioni e compomessi diventano la regola e chi deve difendere il proprio operato e giustificarsi sono coloro che fanno quello che devono quotidianamente seguendo le regole e le linee di indirizzo teoricamente date dagli enti di riferimento . .. be allora forse per affrontare sul serio dei percorsi di accreditamento bisogna prendere posizioni chiare e mantenerle se non altro perchè chi lavora sui territori e chi li frequenta sappia come deve comportarsi e a cosa va incontro.
    Rimane la speranza che avere un nuovo riconoscimento attaccato alla giacca possa aiutare ad arrivare ad una maggiore coerenza!

    Buon lavoro!

  12. Non vivo in Appennino Tosco Emiliano, dove risiedono i miei parenti e dove ogni tanto soggiorno per qualche breve vacanza, trovo che la quiete e quel senso di tranquillità che il paesaggio riesce a trasmettere costituiscano l’elemento principale da preservare che testimonia come qui l’uomo con le sue attività tenda comunque a mantenere inalterato l’ambiente in cui vive; da questo punto di vista posso dire che ho notato un grande impegno da parte del Parco Nazionale e delle altre aree protette presenti in questo territorio soprattutto attraverso attività di formazione ed educazione ambientale per bambini e ragazzi.

  13. Sicuramente il simbolo del rapporto uomo natura in Appennino è il ritorno del lupo, che negli ultimi anni ha più che raddoppiato la propria presenza nella catena appenninica grazie alle politiche di reintroduzione e protezione da parte dell’uomo, nonostante nelle nostre montagne quest’ultimo ne rappresenti il più grande antagonista

  14. Abito nella prima periferia di Reggio Emilia, negli ultimi anni mi sono appassionato ed interessato alle vicende dell’Appennino Tosco Emiliano per interesse personale, ma facendolo mi sono accorto che anche tra le persone che come me abitano a due passi regna molta ignoranza sul valore realmente presente in un territorio così vicino a casa. Occorrerebbe, come già detto in alcuni commenti su questa pagina, che ci fosse un’informazione più spinta sulla reale importanza della presenza e del ruolo dell’uomo nel contesto appenninico, anche per gli effetti benefici che questa presenza garantisce alle popolazioni più a valle. Sarebbe opportuno promuovere politiche di trasmissione delle conoscenze professionali ed artigiane di quei mestieri fondamentali per questi territori, che rischiano di scomparire quando potrebbero essere possibilità di sviluppo in quest’epoca fatta di disoccupazione e decrescita. Tutto ciò andrebbe fatto in un’ottica d’insieme avendo il coraggio di aprire anche le porte a persone “nuove”, con nuove idee, per favorire uno sviluppo sostenibile d’insieme di un territorio ricco di particolarità e risorse di grande valore.

  15. In quanto a bellezza naturale, storia, cultura e tradizioni, trovo che il nostro Appennino non abbia niente da invidiare ad altri territori ben più conosciuti come ad esempio le Alpi che però, al contrario, hanno trovato il giusto modo per valorizzare le proprie caratteristiche e farle conoscere in tutto il mondo. Credo che noi in parte stiamo andando in questa direzione anche se fino ad oggi, siamo riusciti a far emergere solo la parte agroalimentare, facendo apprezzare i nostri simboli (tra tutti il parmigiano ed il prosciutto) in tutto il mondo

  16. Leggo molti commenti positivi qui sotto e mi dispiace perciò essere un po’ meno ottimista. Quando penso infatti al rapporto uomo-biodiversità ed alle tematiche inerenti lo sviluppo sostenibile in Appennino, mi viene in mente la scarsa collaborazione della comunità locale e la paura (se cosi possiamo chiamarla) di affrontare queste tematiche. Ecco, probabilmente riuscirò a vedere in modo più ottimistico il rapporto uomo-biodiversità solo quando questa avversione sarà superata e la maggioranza dei residenti (bisogna riconoscere che una piccola parte di loro si muove già, e lo fa bene, in questa direzione) porrà al centro delle proprie attività lo sviluppo sostenibile e l’adozione di nuove strategie che consentano la crescita.

  17. Sicuramente il rapporto uomo natura in Appennino è rappresentato dalle tradizioni. Ho da poco acquistato una casa nell’alta Garfagnana e sono praticamente innamorato di questa terra. E’ un concentrato di natura, cultura, tradizioni, folklore e gastronomia che trova pochi eguali. Ogni stagione in Appennino ha un sapore particolare. I suoi vecchi hanno conosciuto una vita dura, ma hanno anche in mano un tesoro che rappresenta la memoria di questa terra. E che non va persa. Credo che finché siamo in tempo, dovremmo rivalutare e conservare i vecchi mestieri che oggi stanno andando perduti e restituire a questa ricchezza alle nuove generazioni. Servirebbero finanziamenti per insegnare a lavorarare la pietra come si faceva un tempo, a fare la farina, a stimolre la pastorizia. Riscoprire vecchi sentieri, formare guide che possano poi lavorare e portare i turisti a fare percorsi tra natura e cultura. Servirebbe una spinta pubblicitaria forte per far arrivare questa bellezza lontano e attirare turisti anche da fuori Italia. E’ una terra che merita di essere conosciuta più di quanto non lo sia adesso.

  18. Il simbolo del rapporto uomo-natura in Appennino è fotografato dalla presenza dell’agricoltura di montagna in alcune aree dell’Appennino Tosco Emiliano, che sottolinea la coesistenza tra uomo e ambiente anche in quelle aree climaticamente meno favorevoli e dalle quali però, attraverso metodi non invasivi, l’uomo riesce a trarre prodotti di indiscutibile qualità

  19. Il senso della natura selvaggia e incontaminata, il crinale con le distese di mirtilli, il bosco di faggio, gli utltimo meravigluiosi castagneti. questi patrimonio da salvare e simbolo di una storia tutta appenninica.
    Josè Pellegrini

  20. Per me il simbolo del rapporto uomo-natura nell’Appennino Tosco Emiliano é il rispeto e amore per le aree dal parco que le persone que lavorano e convivono com il parco hanno. la responsabilittá com sui resource, sostenibilittà, é visibile, é una área única veramente e com um potenciale grandíssimo, io come ho visitato nel projeto ambaixatori dal parco vedo come una área scnosciuta dal mondo ma com tanto potenciale,, e que deve esse preservata, rimanere..

  21. La decisione del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano di aderire al programma MaB la definirei semplicemente una decisione di buon senso
    Certo un percorso difficile , lungo , irto di ostacoli che impegnera importanti risorse,
    una scelta coraggiosa ma lungimirante ,perche i risultati si vedranno solo nel tempo
    allorche oggi , purtroppop ,vogliamo solo risultati immediati

    Condivido pienamente l’idea convinto che uomo e territorio siano due realta indissociabili , ‘ condannati ‘ a vivere insieme , perche dipendenti l’uno dall’altro
    Cosa sarebbe un territorio , anche magnifico ,senza l’uomo ?
    un polveroso e noioso museo a cielo aperto di scenze naturali ?
    Cosa sarebbe un uomo se non riuscisse a vivere in armonia col territorio?
    un fantasma che vive solo del suo interesse materiale immediato ?

    Aderire alla rete MaB dell’UNESCO e certamente un fatto simbolico e di gran prestigio, ma non puo essere fine a se
    indispensabile appare il coinvolgimento della popolazione che deve sentirsi protagonista , una componente del parco ,e non spettatore , o peggio ancora prigioniero in una gabbia

    ecco , coinvolgere la popolazione sara forse la cosa piu difficile , ben piu difficile che aderire al programma
    Ma sara questa la vera sfida e la cosa piu affascinante

  22. Per me il simbolo del rapporto uomo-natura nell’Appennino è quanto e stato fatto da molti anni a questa parte per la salvaguardia dell’ambiente sul territorio.
    Non leggi, regole confini ma muri a secco, ponti, bonifiche pascoli contenuto torrenti
    bonificato frane usato il territorio pensando prima di tutto alla sua salvaguardia.

  23. Il simbolo del rapporto uomo-natura è il nostro paesaggio. I prati e le foraggere che caratterizzano i morbidi colli attorno alla Pietra raccontano più di ogni parola, sono intrise di tradizione, valori, cultura, bellezza, armonia.

  24. vivo l’appennino da sempre;sono un’operatore turistico che ama il proprio territorio e ho imparato a conoscere profondamente tutto, ma veramente tutto della mia “montagna”(come amo chiamarla io).Credo fermamente che il futuro di questo nostro territorio splendido, sia legato alla natura, sapendo “cogliere” tutto quello che da essa proviene, quindi, l’agricoltura(anche se oltre i 1.000 mt. tutto è più difficile, dovendo “combattere” contro le avversità dei terreni non proprio pianeggianti e non da ultimo, contrastare la devastazione dei prati ad opera dei cinghiali..ma basta organizzarsi), l’allevamento del bestiame, bovino, ovino, suino nero, ed ovviamente la trasformazione di tutti i prodotti derivati…
    Ho sempre pensato che l’Italia troppo spesso dimentica di non saper sfruttare una risorsa che ha nel suo DNA…il turismo.
    Ma per fare turismo, oltre alle risorse naturali che sono ovviamente il punto di partenza, occorrono risorse finanziarie e soprattutto “apertura mentale” ad iniziative che portino ad una riqualificazione territoriale nel pieno rispetto di questo splendido territorio.
    Se noi “montanari” riusciamo a trasmettere l’amore che riserviamo al nostro territorio..beh! siamo a buon punto

  25. Gli i piccoli agroltori del crinale appenninico sono il simbolo del rapporto tra uomo e natura, perchè nella loro quotidianità mantengono il territorio, preservano tradizioni e produzioni in via di estinzione, talvolta lottano con la natura (soprattutto con gli ungulati) ma sempre all’interno di un equilibrio.

    • Esatto! proprio per questo motivo, anche attraverso la candidatura MaB UNESCO, il Parco si è posto l’obiettivo della valorizzazione dell’agricoltura di montagna che rappresenta per l’Appennino una vera fonte di ricchezza socio-culturale oltre che economica. Non a caso, anche durante l’ultimo incontro di partecipazione organizzato dal Parco a Marola, ci si è confrontati con la comunità locale sulle nuove forme di agricoltura innovativa.

  26. Sono venuta poche volte in Appennino e quelle volte ho sempre pensato di essere capitata in un luogo prezioso che lo sarà, con il pasare del tempo, sempre di più per l’equilibrio che ha creato con la natura. La valorizzazione deve partire anche da un cambio di mentalità verso una maggiore apertura alla collaborazione reciproca, alla maggiore fiducia tra abitatnti di comuni diversi perchè da quel che mi raccontano gli amici che si sono trasferiti per lavoro, qui ci sono diverse divisioni e chiusure tipiche dei luoghi di provincia. e questo potrebbe nuocere ad un progetto così interessante come essere Area Mab. Mi confermate ?

    • Gentilissima Giusy, certamente i campanilismi sono stati, ed in parte sono, ancora molto forti nell’Appennino Tosco Emiliano. Con la candidatura a MaB UNESCO di una area molto ampia, si intende cercare di valorizzare la parte positiva di questo orgoglio territoriale, non mettendo in competizione tra di loro le singole eccellenze dell’ Appennino Tosco Emiliano, ma mettendole in rete e presentandosi alle rete mondiale delle Aree MaB come territorio unico ma composto da un mosaico di valori e peculiarità. Se non riusciremo in questo intento di essere rete collaborativa tra i “campanili” e le eccellenze del territorio, sicuramente sarà difficile ottenere e mantenere il prestigioso riconoscimento da parte dell’UNESCO.

  27. Ho conosciuto l’Appennino grazie ai miei nonni, ora cerco di farlo apprezzare ai miei figli nelle vacanze. Credo che oggi vi sia uno squilibrio nel rapporto uomo-natura, specialemnte nele aree di crinale. L’uomo è sempre meno presente, di questo ne beneficia apparentemente la natura, ma in realtà è un danno per il territorio che perde la cura e la manutenzione del paesaggio. A mio parere il simbolo “in negativo” del rapporto “uomo-natura” è l’emigrazione.

    • Si Claudio, siamo d’accordo con te! infatti, proprio uno dei nostri obiettivi è quello di investire nelle motivazioni delle risorse umane, dando ai giovani la possibilità di rimanere e diventare protagonisti di una rinascita sociale ed economica che parta dal territorio e sappia sfruttarne, senza alterarle, le proprie dinamiche!

  28. Ho già ampiamente commentato con un editoriale su un Tuttomontagna dello scorso anno; non dico niente di nuovo a Voi che mi conoscete; sono un montanaro d’appennino, lì ci sono le mie radici; ho tentato di fare del mio meglio per promuoverlo in tanti modi il mio territorio; Unesco mab è la madre di tutte le opportunità perché conosco una persona che vive in uno degli otto siti già inseriti e noi, sia per amenità dei luoghi che per peculiarità umane avremmo tutte le carte in regola; peccato per la diffidenza diffusa…

  29. L’appenino Tosco-Emiliano e’ il simbolo del sano rapporto uomo-natura, dove uno rinforza l’altro. Il rispetto dell’ambiente e della tradizione, fanno si che la natura non si sia liberata e ribellata all’uomo, ma risplende in tutta la sua bellezza. La miglior acqua fresca e il piu’ buono (e famoso) formaggio italiano, non a caso, si trovano nell’Appenino. Conosco l’appennino e vi ho portato, negli anni, amici, pure dal Trentino. Nessuno se l’e’ mai scordato. Ricordano tutti la nbellezza del sole tra le foglie, l’odore della pelle dopo essere stata esposta al sole dell’appenino, il formaggio, l’acqua della fontanella che ho fuori casa, l’erba fresca, i ghiri che corrono sul tetto, le mucche del vicino che invadono il prato, i cavalli per la strada, la fonte fresca del paese, la cordialita’ dell’uomo, lo gnocco fritto, la ricotta fresca e le passeggiate. Io ricordo anche il latte appena munto, tiepido, con la panna sopra. E faccio parte della penultima generazione 2000 (non so piu’ come la chiamano, x, y, c…beh insomma sono cresciuta a gameboy e topolino, ho abitato (e abito) pure all’estero, e vi garantisco che come amo l’appenino non amo nessun posto.

    • Grazie Giulia; partiremo proprio da qui! dalla valorizzazione di tutte le caratteristiche che hai citato, la fruizione sostenibile è infatti uno degli obiettivi principali delle aree MaB. Tutti devono conoscere l’Appennino e contribuire attivamente alla sua salvaguardia!

  30. Buon giorno, Non sono stata lí in persona però di tutto quello che vedo costantemente mi piaciono e sembrano importanti i corsi d’acqua e i paesi…..cosi siccome il tempo non avesse pasatto……(Scussi il mio italiano!).

  31. Il simbolo del ritrovato rapporto uomo natura è sicuramente il lupo. Il ritorno di nuclei vitali che vivono nelle stesse aree attraversate dai turisti e vissute dai locali è sintomatico di un ritrovato rapporto equilibrato tra uomo e ambiente naturale. Il lupo, incastonato nelle stupende faggete e, più in bassa quota, castagnete dell’Appennino.
    Aggiungo che la candidatura a MAB acquista un vero significato (e forse qualche possibilità di successo in più) se va a coprire un’ecoregione più vasta che includa anche la rete di riserve naturali (Orrido di Botri, Balzo Nero, Campolino…) e i relativi corridoi biogenetici (Castagneta di Limano ….)

  32. Pensando al rapporto uomo natura in Appennino Tosco Emiliano, la prima cosa che mi viene in mente è la convivenza con le specie animali, come ad esempio il lupo, il cervo, il capriolo. Questo rapporto secondo me è sinonimo di conservazione e soprattutto di educazione ambientale; solo grazie a queste infatti, che ci insegnano a conoscere in modo approfondito queste specie, riusciamo a conviverci in modo sereno!

  33. Appennino per me è sentire i profumi delle sagre di paese, esplorare i sentieri nel rispetto della natura, imparare a riconoscere piante e animali e ad orientarsi nei boschi…tutto questo è prezioso…grazie a chi lavora tutti i giorni per salvaguardarlo!

  34. Il rapporto uomo-natura in Appennino Tosco Emiliano ha, secondo me, un bilancio molto positivo e ben fotografato dall’abbondanza di prodotti tradizionali di qualità. La genuinità dei prodotti è infatti un risultato eccellente frutto di questo rapporto e, ad esempio nel caso dei prodotti a marchio DOP e IGP, allo stesso tempo ne costituisce garanzia di equilibrio e stabilità