Passo del Cerreto - sorgenti del Secchia - Rif. Sarzana

A piedi         
  • Tempo di percorrenza: 6 ore
  • Difficoltà: E+ - Escursionistico+
  • Dislivello: in salita 900 m - in discesa 600 m
  • Segnavia: segnato 00 - 671 - 673 - 00 - 657A
  • Tappa n.4 di Traversata Appennino Tosco-Emiliano

Dal Passo del Cerreto 1253 m ci si avvia sul sentiero 00, che parte dal piazzale del ristorante Passo del Cerreto, sul lato W della SS 63. Occorre attraversare il giardino del ristorante per seguire il sentiero che serpeggia sul versante N del Colle Ospedalaccio, in antico detto M. Rapinale. Si cammina subito tra doline ben visibili, e relativi affioramenti gessosi, ma alcuni scavi allungati lungo il crinale sono opera dell'esercito tedesco attorno al 1944-'45 per rinforzare le retrovie della linea gotica.
Quasi del tutto in mezza costa si aggira il colle fino a sbucare di nuovo sul crinale sui larghi pascoli del Passo dell'Ospedalaccio 1280 m, attraversando i quali si raggiunge uno stradello forestale (0.30).

I ruderi dell'ospizio medievale di S. Lorenzo delle Cento Croci, furono trovati ancora nei primi decenni del XX sec. su ripiani leggermente declinanti verso il versante toscano. L'istituzione religiosa, fondata in epoca matildica e gestita direttamente dal monastero di S. Apollonio di Canossa per la sua grande importanza nelle comunicazioni tra pianura padana e costa tirrenica, dopo la morte di Matilde passò al monastero di S. Prospero di Reggio. Con la fine dei pellegrinaggi, decadde e fu abbandonato tra il XV e il XVI sec. In quei secoli si registrano ormai solo ruderi, e S. Lorenzo divenne per tutti "l'ospedalaccio".
Se seguiamo la strada verso destra raggiungiamo in breve il cippo napoleonico 1292 m 595969E-4907264N, eretto per una pura formalità tra "Empire Français" a sud e Regno d'Itala a nord (infatti regnava su entrambi lo stesso Napoleone) e recuperato da volenterosi sassalbini dal bosco in cui era stato rapidamente rovesciato per ordine dei restaurati sovrani dopo il 1815 (e scalpellata via la scritta sul versante del Regno d'Italia). Dal cippo, voltando a sinistra si imbocca in salita il sent. 00 e 671 che inizia ad inerpicarsi fuori dal bosco sulle pendici del M. Alto.
Poco a monte essi si dividono, e noi teniamo a destra il 671, quello meglio battuto, che inizia a salire obliquamente verso destra. Il panorama si allarga e noi puntiamo ad una costa rivestita da faggi. Sotto i primi che troviamo sgorga una fonte detta dei Linguazzi. Infine con un'ultima salita sbuchiamo sulla costa della Marinella, a 1533 m 596057E-4908220N.
Il nome deriva dai venti del mare che ne scioglievano presto la neve, nonostante la quota. Addirittura anche l'attuale M. Alto (toponimo posticcio recente, forse inventato di sana pianta non mettendosi d'accordo i due versanti neppure sui nomi…) era detto Alpe Marina da un lato e Campo Secco dall'altro, e ci sono ragioni in entrambi i nomi, se lo si guarda bene.
Sul versante opposto si entra nell'alta valle del Secchia, e dopo pochi minuti di falsopiano tra faggete rigogliose e carbonaie sbuchiamo nella splendida conca del Prataccio 1509 m (1.00-1.30).
La forma tipica dell'anfiteatro di origine glaciale ha qui uno dei più maestosi esempi, con il fondo occupato da un antico lago riempito del tutto in cui serpeggia con meandri il neonato Fiume Secchia. Si nota al centro del primo tratto di pascolo, subito oltre il primo fosso, quasi sempre asciutto in estate, un masso triangolare che affiora pressoché isolato. Sulle tre facce si notano tra licheni le forme di croci incise molti secoli fa. Era il modo di segnare i confini e qui le tre facce del masso rispecchiano ognuno una porzione di pascolo assegnato alle tre comunità di Camporàghena (a SW), Stato di Firenze, di Cerreto (a SE), Stato di Modena e Reggio, e di Succiso (a N), Stato di Parma, che si prese la fetta più grossa del vasto pascolo.
Ora attraversiamo tutta la piana e sempre sul sent. 671 iniziamo a risalire tra i faggi il versante del monte in dir. W. Presto si individua a sinistra tra zone umide la Sorgente del Secchia 1536 m 595310E-4908366N (0.10-1.40), formata da varie polle che scaturiscono dagli strati di arenaria macigno ai piedi del M. Alto.
Si prosegue sul sent. 671 in salita sostenuta ma compiendo varie risvolte che ne permettevano il transito ai muli. La salita si svolge in territorio di Succiso (oggi in Comune di Ramiseto, fino al 1847 nel Ducato di Parma), ma quando si sfocia al Passo di Pietratagliata 1750 m (0.40-2.20) ritroviamo il confine regionale. Aperto secondo la leggenda dall'esercito di Federico I Barbarossa in fuga, il valico si affaccia di là sulla Valle Liocca.
Chi non voglia proseguire lungo il crinale (difficoltà E+) può seguire la descrizione dell'ultima parte della 6^ tappa bis della Variante di Bismantova, descritta a parte, scendendo nella conca di Ghiaccioni e risalendo al rif. Sarzana (difficoltà E, 1 ora di cammino in meno).
Ora si volta a sinistra in ripida salita (Segnavia 673), su sentierino scosceso tra massi e pascoli a lato della cresta orientale del M. Alto. A sinistra i salti e le guglie di arenaria sono percorse da una via breve ma dura via ferrata. Un'ultima strappo sale alla vetta del Monte Alto 1904 m (0.30-2.50).
Punto culminante della catena detta I Groppi di Camporàghena, si presenta slanciato dalla zona del Cerreto e del Passo dell'Ospedalaccio, dove precipita con lunghi canaloni. Per l'aspetto severo fu detto Campo Secco, e Alpe Marina per l'esposizione ai venti meridionali. La salita non è banale da nessun versante, sia in inverno che in estate. La vetta è un importante nodo orografico: qui si stacca dal crinale appenninico verso NE lo spartiacque tra i bacini dell'Enza e del Secchia, entrambi affluenti del Po, mentre a SW si stacca il più basso spartiacque tra le valli dei torrenti Taverone e Rosaro, tributarie del Fiume Magra.
Si prosegue verso NW lungo il crinale, alternando bocchette e creste, affacciati sul ripido versante lunigianese a sinistra e sui circhi dell'alta valle Liocca a destra. Alcune corde fisse aiutano nel superamento di alcuni salti rocciosi. Questa cresta è detta Groppi di Camporàghena, ma su antichi documenti si parla anche di Monte Conca. Una ripida discesa conduce a una bocchetta S della Punta Buffanaro 1801 m, dove perviene da sinistra il sentiero da Torsana (it. 144d). Una ripida salita su cresta facile conduce in vetta alla Punta Buffanaro 1882 m (ore 1.20; ore 4.10).
Evidente prominenza del crinale appenninico nel tratto Monte Acuto - Monte Alto, si presenta da S come un'elegante piramide rocciosa che incombe sulla sottostante valle del Taverone di Comano con un dislivello di oltre 1000 m. Gli strati di arenaria formano alcuni arditi spigoli sul versante N, precipite sulla conca dei Ghiaccioni, nell'alta valle Liocca. Vetta severa in ogni stagione, dal vasto panorama e immeritamente poco frequentata.
La discesa dalla vetta è assistita da nuovi cavi in acciaio, più ripida ed esposta della salita, e termina alla bocchetta N della Punta Buffanaro 1749 m, dove si lascia il sent. 00 per imboccare a destra il sentiero 657A che in discesa e poi attraverso un vasta pietraia entra nella faggeta rada della Costa del Lago, poi scende ad un laghetto stagionale, incrociando il sent. 569 che in pochi minuti raggiunge il Lago del Monte Acuto e il vicino Rif. Sarzana 1570 m (1.50-6.00).
Costruito dalla Sezione di Sarzana del CAI nel 1980, sorge a poche decine di metri dalle rive del Lago di Monte Acuto in comune di Ramiseto (RE). Costruito dapprima con due prefabbricati in lamiera, è stato ricostruito in legno da parte del Parco regionale dell'Alto Appennino Reggiano nel 1998. L'interno è dotato di 25 posti-letto, gestito da soci di Legambiente. In caso di chiusura del rifugio è aperto un locale invernale con 6 posti-letto. Fonti piuttosto distanti (segnalate) e non perenni.

Pernottamento Rifugio "Sarzana" al Lago di Monte Acuto, 1581 m, 25 posti-letto. Aperto in luglio e agosto e nei fine-settimana, locale invernale sempre aperto, Tel. 339/2245117, www.rifugiosarzana.it
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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive.
Si concentra qui gran parte della biodiversità italiana favorita dalla contiguità della zone climatiche europea e mediterranea.
Oggi sempre di più sono turisti ed escursionisti, con gli scarponi, con i bastoni, con le ciaspole o i ramponi, con gli sci e con le biciclette. Ognuno può scegliere il modo di esplorare questo mondo, da sempre abitato e vissuto a stretto contatto con la natura e le stagioni che dettano ogni giorno un'agenda diversa.

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