Il SIC Gessi Triassici comprende un tratto di circa 10 km dell'alta Val Secchia, nel territorio dei Comuni di Castelnovo ne' Monti, Villa Minozzo e Busana, dove il fiume ha inciso profondamente la formazione geologica che da il nome al sito.
I Gessi Triassici, tra i più antichi dell'Appennino settentrionale, risalgono ad oltre 200 milioni di anni fa e si possono ben osservare nelle bianche e ripide pareti verticali, alte fino a 250 m, di Monte Rosso, di Monte Carù e di Monte Merlo, nel fondovalle del Secchia. Sono rocce di origine evaporitica, depositatesi quando l'aspetto delle masse continentali era molto diverso da quello attuale e le acque dell'antico mare della Tetide, evaporando all'interno di ampie lagune, depositarono gesso e sale. Il sale, più solubile del gesso, si trova oggi soltanto in profondità e viene attivamente disciolto dalle acque che si infiltrano all'interno dell'ammasso gessoso. E' questo il motivo per cui le acque delle Sorgenti di Poiano sono salate, ed è proprio per l'elevata solubilità di queste rocce che in quest'area si manifestano fenomeni carsici che danno origine a piccole doline, inghiottitoi e grotte.
Il paesaggio dei Gessi è aspro, differenziato e ricco di contrasti: rupi, praterie semiaride, formazioni a ginepro, garighe di fumana ed elicriso lungo i versanti assolati, arbusteti, densi ostrieti, formazioni forestali lungo i freschi versanti settentrionali, castagneti e una ricca vegetazione ripariale.
21 gli habitat di interesse comunitario, dei quali 6 di importanza prioritaria: spiccano gli ambienti acquatici, fluvio-ripariali, di sorgente e risorgente, di ghiaione, rupe e grotta, oltre a vari tipi di prateria umida, fresca o arida, arbusteti e boschi.
Molto particolari sono le paludi calcaree con Cladium mariscus e specie del Caricion davallianae che caratterizzano le Fonti di Poiano (le risorgenti carsiche più grandi della regione) e altri arrivi minori dai complessi carsici, non tutti esplorati o esplorabili, che affluiscono nel letto del Secchia, a sua volta contornato o invaso da vegetazione bentica di Chara ed alghe a candelabro. Sono inoltre molteplici le segnalazioni di specie rare e minacciate, quali le igrofile Triglochin palustre, Typha minima e Epipactis palustris, gli arbusti alto-montani Rhamnus saxatilis e Cotoneaster nebrodensis, poi ancora Artemisia lanata (uniche stazioni in Emilia-Romagna per questo genepì) Ononis rotundifolia, Helianthemum oelandicum, Convallaria majalis, Saxifraga lingulata, Staphylea pinnata, Digitalis ferruginea.
Per quanto riguarda i Mammiferi, è significativa la presenza di siti riproduttivi del lupo e, tra i chirotteri presenti nelle grotte, è segnalato il rinolofo maggiore.
L'avifauna è molto ricca ed è presente con 6 specie di interesse comunitario di cui 4 nidificanti (succiacapre, martin pescatore, tottavilla, averla piccola); nibbio bruno e falco Pellegrino compaiono durante i periodi di dispersione post-riproduttiva e di migrazione. Per gli Anfibi è segnalata una popolazione in eccellente stato di conservazione di geotritone italiano (Speleomantes italicus) e il tritone crestato (Triturus carnifex). Tra le specie di interesse comunitario si trovano ancora 4 specie di Pesci (barbo canino, lasca, vairone e ghiozzo padano), 2 specie di Invertebrati (il Lepidottero Ropalocero Lycaena dispar e il Coleottero Osmoderma eremita). Da segnalare infine la presenza dell'Anfipode stigobio Niphargus poianoi, specie endemica legate alle sorgenti ricche di sali.
Il sito ricade per circa il 40% all'interno del Parco nazionale dell'Appennino Tosco - Emiliano.

Testi tratti da "Aree Protette e rete Natura 2000 in Provincia di Reggio Emilia" a cura dell'U.O. Aree Protette e Paesaggio - Provincia di Reggio Emilia (Area Cultura e valorizzazione Territoriale - Servizio Pianificazione Territoriale, Paesaggistica e Ambientale).

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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
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