Per "specie relitta" si intende una specie che ancora vive in un'area nonostante siano profondamente mutate le condizioni climatiche che in passato ne hanno permesso la formazione.
Durante l'epoca delle glaciazioni, infatti, arrivarono in Appennino specie artiche adattate ai climi freddi che sopravvivono ancora ai giorni nostri.
Lungo il versante settentrionale del crinale dell'Appennino tosco-emiliano, dove la neve può rimanere fino a estate inoltrata, sono attualmente presenti specie relitte tipicamente alpine quali il Salice erbaceo, Salice seghettato, Canapicchia glaciale, Piantaggine delle Alpi, Margherita alpina, Soldanella della silice, Cerastio a tre stimmi, Carice puzzolente.
Altre specie relitte sono presenti negli ambienti umidi del Parco (Tricoforo alpino, Erioforo rotondo, Trifoglio bruno, Giunco di Jacquin), nei vaccinieti (Rododendro ferrugineo, Moretta comune), sulle creste più ventose e fra le rupi (Giunco delle creste, Silene di Svezia).

In quanto specie protette, non ne è consentita la raccolta.

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Un parco tra Europa e Mediterraneo

L'Appennino che si innalza tra il mare di Toscana e la pianura dell'Emilia, respira le arie dell'Europa e quelle del Mediterraneo.
Il Crinale corre sul filo dei 2000 metri.
È un sentiero, sospeso tra due mondi che nelle 4 stagioni cambiano, ribaltano e rigenerano i colori, le emozioni, i profumi e le prospettive.
Si concentra qui gran parte della biodiversità italiana favorita dalla contiguità della zone climatiche europea e mediterranea.
Oggi sempre di più sono turisti ed escursionisti, con gli scarponi, con i bastoni, con le ciaspole o i ramponi, con gli sci e con le biciclette. Ognuno può scegliere il modo di esplorare questo mondo, da sempre abitato e vissuto a stretto contatto con la natura e le stagioni che dettano ogni giorno un'agenda diversa.

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