Il lupo “cattivo” è solo sui media

( Sassalbo, 16 Novembre 2019 )

In Italia il lupo è spesso identificato come pericoloso, ma soprattutto perché viene presentato in un’ottica negativa nei diversi articoli e non perché vi siano reali incidenti o attacchi. Lo suggerisce uno studio preliminare che ha analizzato oltre 238 articoli di testate locali e nazionali riguardanti gli avvistamenti di lupi, cinghiali, cervi, daini, orsi e caprioli.

Vicino e pericoloso. Così viene ritratto – spesso non a ragione – il lupo. Che sia più vicino però, non è solo una percezione, come spiega Luigi Molinari, zoologo del LIFE M.I.R.CO-Lupo, progetto che ha come obiettivo quello di minimizzare l’ibridazione lupo-cane. “L’aumento recente delle popolazioni di lupo ha fatto sì che i nuovi individui non trovino più spazi nelle aree un tempo considerate più idonee già occupate da altri individui. A questo va aggiunto che i lupi riescono a reperire cibo facilmente, da spazzatura o carcasse, vicino ai centri urbani o negli allevamenti. Non va poi dimenticato che la presenza in città di cinghiali facilita l’ingresso dei lupi nelle aree urbane”.

La cattiva percezione del predatore minaccia la sopravvivenza del lupo. I cacciatori infatti vedono i lupi come dei competitori e questa forma di conflitto spesso può portare al bracconaggio. “Si stima che i lupi vittime di bracconaggio sul territorio italiano siano circa il 20-25% della popolazione. Ma va considerata una percentuale di sottostima poiché i dati ufficiali sono pochi”, continua Molinari.

Il bracconaggio, però, non è l’unica minaccia per la sopravvivenza del lupo. “L’ibridazione lupo-cane minaccia il patrimonio genetico del predatore selvatico. I cani vengono spesso lasciati liberi e sono frequenti, soprattutto in alcune regioni, gli accoppiamenti tra cani e lupi – va avanti l’esperto – L’accoppiamento che preoccupa di più a livello di conservazione è quello tra cane maschio e lupo femmina poiché i piccoli allevati dalla lupa potrebbero poi più facilmente accoppiarsi con altri lupi selvatici. E questo potrebbe produrre un flusso di geni domestici nella popolazione selvatica”.

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