Carta di Parma: cultura e complessità sociale degli animali

( Sassalbo, 07 Maggio 18 )

Nelle giornate del 12-14 aprile 2018 il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano ha sostenuto ed ospitato un'importante riunione internazionale su un argomento innovativo, interessante ed affascinante per la conservazione della Natura e degli animali. Un gruppo ristretto di 25 esperti di massima caratura internazionale, provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti, Alaska e diversi Paesi Europei si sono riuniti per mettere insieme, per la prima volta a livello internazionale, le conoscenze e le ultime scoperte sulla cultura degli animali. Gli animali più diversi, infatti, dalle balene e delfini agli elefanti, ai primati, lupi, uccelli ed anche rettili, hanno proprie culture e complessità sociali; ciò consente loro di trasmettere conoscenze ed esperienze nell'ambito dei loro gruppi sociali, così migliorando il loro adattamento all'ambiente ed ottimizzando l'uso che essi fanno delle risorse che l'ambiente stesso mette loro a disposizione.

Fino a pochi anni fa questa realtà, da millenni insita nel modo di vivere di tantissime specie animali, era sconosciuta e comunque non pienamente apprezzata e compresa. Di recente, l'attenzione verso questo campo della ricerca biologica e comportamentale così innovativo e rilevante, era stato stimolato dalla Convenzione di Bonn sulle Specie Migratrici (Convenzione di Bonn, CMS, www.cms.int), con un primo incontro organizzato a Londra nel 2014, dedicato ai soli cetacei.

Il workshop di Parma è stata una prima mondiale di un incontro relativo ad un vasto spettro di gruppi animali. Gli esperti intervenuti hanno lavorato su aspetti generali legati alla cultura ed alla complessità sociale negli animali, per poi dividersi in quattro diversi gruppi di lavoro incentrati rispettivamente su conflitti uomo-fauna, individui quali depositari di conoscenza e fonti di conoscenza, socio-geografia della cultura animale e vulnerabilità degli animali quale collegata alla possibile perdita di culture locali.

L'incontro produrrà un dettagliato resoconto tecnico, il quale sarà accessibile sul sito della CMS, ma si è concluso con l'approvazione di una dichiarazione finale che, per la prima volta, conferma la diffusione e la rilevanza della cultura animale per la sopravvivenza delle specie (PDF https://www.cms.int/sites/default/files/CMS_AnimalCultureWS_2018_Statement_Final.pdf). La dichiarazione finale ha anche posto l'accento sul fatto che non tutti gli animali facenti parte di un determinato gruppo sociale hanno eguale "valore" per la popolazione stessa. Infatti, singoli individui i quali sono depositari di conoscenze ed esperienze specifiche hanno un valore particolarmente elevato per la sopravvivenza dell'intero gruppo sociale al quale essi appartengono. E così le vecchie matriarche sono, tra gli elefanti, la fonte della conoscenza approfondita del territorio così da poter guidare il branco all'abbeverata nelle poche pozze che resistono attive anche in fasi di siccità particolarmente prolungata. Tra le balene, la rimozione di individui che conoscevano personalmente le invisibili rotte di migrazione attraverso gli oceani ha impedito il ritorno di specie migratrici di questi giganti dei mari anche una volta che, grazie alla protezione dalla caccia indiscriminata, ha visto aumentare positivamente i totali di popolazione.

Al tempo stesso è indispensabile monitorare i comportamenti animali ed evitare di offrire loro opportunità di sfruttamento di attività umane o fonti di alimento direttamente collegate alla presenza dell'uomo. Una volta affermate localmente, infatti, abitudini culturali che possono produrre anche effetti negativi per l'uomo hanno modo di diffondersi anche rapidamente, a livello geografico, tra animali di una medesima specie, finendo potenzialmente per rappresentare problematiche di non facile superamento. A puro titolo di esempio, a metà del secolo scorso le Cinciarelle inglesi impararono ad aprire, col corto becco robusto, il tappo di alluminio che chiudeva le bottiglie del latte tradizionalmente lasciate davanti alle porte delle abitazioni per nutrirsi della panna sottostante, così costringendo ad una revisione dell'intero sistema di distribuzione del latte stesso!

Molti sono stati i casi di studio descritti e discussi nell'incontro di Parma, il quale ha dato massimo profilo internazionale alla realtà naturale e sociale protetta dal Parco dell'Appennino Tosco-Emiliano, anche nel ruolo di nodo rilevante della rete MAB-UNESCO. Con le sue attività di studio e monitoraggio il Parco sta seguendo attentamente alcune tra le specie più rappresentative ed iconiche della sua ricca fauna, tra cui predatori apicali quali Aquila reale e Lupo. Le indicazioni scaturite dal workshop di Parma, reso possibile dalla positiva sinergia attivata tra Parco Nazionale, Segretariato CMS di Bonn, ISPRA quale Ente scientifico nazionale di riferimento delle problematiche legate alla conservazione della fauna in Italia, Fondazione Monteparma la quale ha ospitato l'incontro nella sua prestigiosa sede appena restaurata, Università di Parma, Comune di Parma e Regione Emilia-Romagna, costituiscono oggi un importante riferimento per le strategie di conservazione e gestione della fauna e delle attività umane entro i confini del Parco stesso.

A conclusione dell'incontro tecnico il pubblico ha potuto partecipare ad una sessione aperta al pubblico che ha visto, in una sequenza prima mai avuta, relazioni offerte da massimi esperti mondiali in questo campo tanto nuovo quanto affascinante. La presenza, tra i circa 130 partecipanti all'incontro pubblico, di un'altissima percentuale di studenti universitari e di dottorato, è stata conferma del profilo scientifico ed applicativo di questa importante iniziativa. Il Segretariato della CMS, come l'ISPRA, hanno espresso il più vivo ringraziamento, da una prospettiva di mondo della ricerca e della conservazione della Natura, a chi ha reso possibile la realizzazione di questo incontro che ci fa oggi guardare agli animali da una prospettiva diversa.

Dr. Fernando Spina
Dirigente di Ricerca
Responsabile Area Avifauna Migratrice
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)

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