Ecologia e religione, l’eremo della Pietra centro di studi

Dalla Gazzetta di Reggio editoriale del professor Alberto Melloni

( Sassalbo, 24 Novembre 17 )

L'eremo di Bismantova è come un anello che ha sopra una Pietra, gigantesca e unica. Forse è da lì che Dante vide in quel cilindro di roccia la forma che gli ispirò il Purgatorio; ed è lì che una presenza religiosa semimillenaria ha coltivato il silenzio e la preghiera, in un rapporto strettissimo con il popolo dei dintorni – come dimostra la festa che ha accompagnato la recente riapertura della cappella, chiusa per crolli e ora restituita alla preghiera e alle visite. Più volte ricostruita e anche di recente, con la ricerca di un gusto medievaleggiante, quel luogo è stato oggetto di un dono che non ha molti precedenti per portata ed obiettivi.

La diocesi infatti ha dato i locali dell'eremo, dove da ultimo si erano insediati i padri benedettini, al Parco perché vi faccia un luogo di incontro e di ascolto: un gesto generoso ed esigente, con il quale il vescovo Massimo ha fissato al Parco, alla amministrazione e alla coscienza pubblica un obiettivo molto alto. Ha preso atto che per ora (in attesa dei missionari cinesi di cui parlava don Milani...) il cristianesimo di qua non è in grado di insediare una nuova presenza monastica; ma ha intuito che una parte di quella presenza può resistere ed esistere in altra forma, se quel luogo diventa non una meta per un turismo sciatto e salutista, ma l'approdo di chi cerca il silenzio e tutto quello che il silenzio porta e dona. Ha perciò proposto – e il Parco ha accettato – che lì si prendano iniziative sui temi della comprensione del creato. Questione tutt'altro che marginale e tutt'altro che facile. È infatti evidente che in grandi successi dell'ambientalismo ha avuto un peso non piccolo il sostegno teologico fornito da figure come il patriarca ecumenico Bartholomeos prima e poi da papa Francesco con la sua enciclica "Laudato si'"; ma questo sostegno non esaurisce una esigenza di riflessione.

Si tratta infatti di fare una "dottrina sociale dell'ambiente", se mai di stampo ecumenico o addirittura interreligioso? O bisogna ricondurre il problema alle questioni etiche che università americane del rango di Yale hanno rubricato sotto l'etichetta generica "Religion and Ecology"? Si tratta di portare anche questo tema dentro il dialogo fra tradizioni religiose mettendo a confronto o facendo convergere letture della crisi ambientale e ricerca delle soluzioni. Forse tutto questo, ma anche qualcosa di più.

E cioè interrogarsi sul perché il mondo in cui viviamo, quello che nella tradizione biblica è dono e possesso a servizio dell'umano, è diventato lo schiavo di una ricerca del profitto. Chiedersi perché il cristianesimo fondamentalista che in alcune parti degli Stati Uniti si batte per insegnare a scuola il creazionismo accanto all'evoluzionismo non sente il gemito della terra costretta a divorare i morti per fame e del mare che ingoia gli annegati delle migrazioni. Domandarsi come le grandi tradizioni religiose possono trovare dentro il proprio patrimonio, e non fuori, una comprensione teologica di ciò che serve a tutti. Se il Parco lo farà, l'eremo di Bismantova diventerà un piccolo pensatoio, appartato e periferico, di cui c'è bisogno nel mondo del frastuono moltiplicato dal web.

E per farlo Fausto Giovannelli, presidente del Parco, ha promosso un incontro che si terrà domani mattina, al seminario di Marola, proprio per avviare con alcune istituzioni (l'Università di Modena-Reggio, il Paul Smith's College, la Clarkson University, la Fondazione per le scienze religiose di Bologna) un primo seminario su "Religioni ed ecologia", aperto a tutti.

Il seminario proseguirà la mattina dell'11 dicembre a Bologna nella sede della Fscire con apporti dalla Accademia di Volos, dalla Ludwig-Maximilian Universität di Monaco, le Cattedre Unesco e dalla Civiltà Cattolica, con conclusioni del ministro Galletti. Scopo di queste giornate, nelle quali la trama scientifica, filosofica e teologica della Laudato si' farà da connettore, non è arrivare a delle conclusioni. Ma arrivare a delle domande. Da consegnare, speriamo presto, ad un calendario di attività che consentano a tutti di andare alla Pietra ad imparare ad ascoltare tutto, anche le creature e le cose inanimate, per imparare ad ascoltarsi fra umani. E Dio sa se ce n'è bisogno.

Professor Alberto Melloni - Università di Modena

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