PARCO NAZIONALE DELL'APPENNINO TOSCO-EMILIANO
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Monitoraggio del Lupo nel Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano
Una efficace strategia di conservazione del Lupo deve necessariamente avvalersi di informazioni affidabili ed adeguate.
In una prospettiva di affinamento e calibrazione delle tecniche di monitoraggio indiretto della presenza del Lupo impiegate sul larga scala, tra gli anni 2001 e 2004, era stato reso operante un sistema integrato e standardizzato di monitoraggio di questa specie sul territorio di tre Parchi della Regione Emilia-Romagna.
L'istituzione del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano sul territorio dei Parchi regionali ha rappresentato un elemento di novità che ha necessariamente comportato il dover adattare quella strategia di monitoraggio messa a punto in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma ad un nuovo territorio, più vasto ed esteso per la prima volta al versante toscano di questa porzione di Appennino settentrionale.
In quest'ottica, la priorità d'azione di questi primi mesi di attività di progetto EX-TRA nel parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano ha coinciso con la definizione delle tecniche di monitoraggio e dei loro protocolli applicativi, con la formazione del personale selezionato e in un secondo momento con l' avvio delle attività di monitoraggio.
In questa prima fase, particolare cura ed attenzione da parte di tutto il personale coinvolto a diverso titolo nelle attività di progetto è stata pertanto riposta alla standardizzazione dei protocolli applicativi delle tecniche di monitoraggio ed in particolare al wolf howling e allo snow traching. Le soluzioni per il necessario coordinamento tra il personale sono state promosse nel corso di specifici momenti di formazione, lo scambio periodico delle aree di competenza tra gli operatori e l'impostazione della banca dati centralizzata.
Per quanto concerne la tecnica dell'ululato indotto è stato messo a punto un campionamento di tipo sistematico sull'intera area del Parco seguendo la strategia del saturation sampling alla quale sono stati necessariamente apportati degli arrangiamenti opportunistici in funzione del contesto orografico e delle conoscenze pregresse. In particolare la scelta preliminare delle stazioni di emissione-ascolto è avvenuta inizialmente su base GIS, mentre la verifica dell'idoneità di ogni punti selezionato è stata valutata analizzandone la dominanza sul territorio, la facilità di accesso nonché la vicinanza a fonti di disturbo acustico (centri abitati, corsi d'acqua…), l'assenza di ostacoli orografici ovvero di tutti gli elementi che potessero fungere da schermo alla diffusione dell'ululato. Ad una prima analisi su base GIS di tutte le stazioni di emissione-ascolto ha fatto quindi seguito una loro accurata valutazione sul campo realizzata nel corso di specifici sopralluoghi sui ciascun punto di emissione selezionato che hanno caratterizzato il lavoro nel corso dell'estate 2009.
Il campionamento è risultato quindi di tipo sistematico con correzioni opportunistiche, permettendo così sia di escludere zone poco idonee (perché fortemente antropizzate e pertanto inadatte ad accogliere siti di rendez-vous) che, al tempo stesso, di insistere su aree che sono state ritenute con maggiori probabilità di localizzazione di eventuali rendez-vous sites.
Nell'applicazione della tecnica dello snow traching è stata invece messa a punto, nel corso dei mesi di ottobre e novembre scorsi, una strategia di campionamento di tipo "intensivo" consistente in uno sforzo di ricerca su neve continuativo sui branchi presenti. Per il monitoraggio intensivo è stato necessario fare ricorso a un sistema di circuiti di ricognizione disposti in modo opportunistico, all'interno di settori adiacenti, in modo tale da massimizzare le probabilità di intercettare le piste di lupi sulla neve e aumentare la penetrabilità nel territorio del Parco nazionale nonché l'efficacia di ricognizione da parte degli operatori. Le soluzioni adottate sono state in un primo momento definite su base GIS e successivamente verificate sul campo nel corso di specifici sopralluoghi.
Per il territorio del Parco nazionale, le tecniche selezionate e i relativi protocolli operativi sono stati inoltre definiti in base a considerazioni logistiche, alla disponibilità di risorse, mezzi e personale nonché alla possibilità di effettuare repliche di campionamento su base annuale e stagionale












